La distorsione di caviglia

Le articolazioni, i legamenti e i muscoli della caviglia e del piede hanno il compito di fornire stabilità e mobilità alle strutture terminali dell’arto inferiore. Durante la stazione eretta il piede deve sostenere il peso di tutto il corpo con un minimo dispendio energetico muscolare, oltre a ciò il piede deve essere flessibile o rigido a dipendenza delle diverse richieste funzionali, per assorbire le forze del corpo e assestarsi sulle superfici irregolari, o servire da leva per la propulsione durante la deambulazione (spingere il corpo in avanti).


Il trauma

Le distorsioni di caviglia rappresentano un trauma molto comune, non solo negli sportivi, ma anche nella popolazione generale, infatti si stima che nel mondo, ogni anno, avvengono 7.2 distorsioni ogni 1000 persone, solo nella popolazione tra i 15 e i 17 anni, e più del 50% di esse sono correlate allo sport.

La distorsione è un trauma che deriva dall’applicazione di una forza che supera i limiti di resistenza tensile delle strutture capsulo-legamentose, ma che è inferiore alla resistenza ossea. Nell’85% dei casi la distorsione della caviglia avviene in supinazione, ovvero in “appoggio” sull’esterno del piede e lede il legamento peroneo-astragalico anteriore, nella parte laterale della caviglia (esterna). Le lesioni che interessano invece la parte mediale (legamento deltoideo) sono molto più rare (5%).


Classificazione della lesione

Esistono 3 gradi di lesione legamentosa: (Kisner & Colby, 2013).

Grado 1 : Consiste in un lieve stiramento dei legamenti con la minima parte delle fibre legamentose lese. L’arto si presenta con poco gonfiore, nessuna instabilità meccanica e nessuna perdita di movimento.

Grado 2: La maggior parte delle fibre legamentose sono coinvolte nella lesione, il paziente manifesta forte dolore, gonfiore e lieve instabilità. La tensione e la palpazione del tessuto incrementano fortemente il dolore.

Grado 3: È il grado di distorsione grave, tutte le fibre legamentose sono lese. L’arto si presenta molto edematoso, spesso con versamento ematico e il paziente riferisce forte dolore e grave instabilità con impossibilità di caricare peso sull’arto.


Primo intervento

Nelle distorsioni della caviglia è molto importante il primo intervento, quello che si fa in campo subito: elevare l’arto, applicarvi il ghiaccio ancora con la scarpa al piede e dopo aver tolto delicatamente la scarpa e la calza, fasciare la caviglia con un bendaggio compressivo precoce.

A questo punto spetta al personale medico/sanitario effettuare dei test per la diagnosi del grado della lesione; soltanto nelle lesioni di grado 3 potrà essere necessario un trattamento chirurgico, anche se la letteratura non è concorde sulla necessità di un intervento. Importante è sicuramente escludere la presenza di una frattura ossea per indirizzare la terapia. Strumento nelle mani del fisioterapista può essere un test funzionale come “Ankle Ottawa Rules” per escludere la possibile presenza di frattura non individuata.



La riabilitazione

Nella prima fase del trattamento, o acuta, che durerà 3 giorni nelle distorsioni di grado 1, 4-5 giorni in quelle di grado 2, 7-6 in quelle di grado 3, si manterrà la caviglia elevata, fasciata e il focus sarà la gestione del dolore, gonfiore e primi movimenti attivi. Applicazione del ghiaccio per la gestione del dolore, 10/15 min 2-3 volte al giorno.

E’ stato dimostrato che il movimento velocizza la guarigione, da qui l’importanza di una precoce mobilizzazione e ripresa graduale dei movimenti attivi.

Nella seconda fase, o sub-acuta, si potrà cominciare con la rieducazione funzionale. La difficoltà degli esercizi andrà gradualmente aumentando nel tempo e il focus sarà il controllo del dolore, il recupero del "ROM articolare" (range of movement), il recupero della forza muscolare e della stabilità.

Nella terza fase, dato che una caviglia lesa aumenta la probabilità di ulteriori distorsioni (recidive) è fondamentale allenare l'equilibrio statico e dinamico, la prorpiocettività e la forza stessa perché questo non ricapiti.

Negli atleti è importante anche rieducare il gesto atletico, affinché venga eseguito nel modo migliore soprattutto per limitare eventuali recidive.


Autore dell'articolo: Dottore Fisioterapista Pietro Innocenti

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