Trattenere le emozioni fa male

Le emozioni inespresse non moriranno mai. Sono sepolte vive e usciranno più avanti in un modo peggiore. (Sigmund Freud)

In effetti, l’essere umano ha spesso tendenza a trattenere, a trattenersi, a tentare di possedere tutto per paura di lasciarsi scappare qualcosa o qualcuno. Tratteniamo le lacrime a volte per anni, tratteniamo la rabbia, il rancore, le emozioni che reputiamo negative.

Ci teniamo tutto dentro e soffriamo in silenzio. Tratteniamo gli urli, i pianti per non disturbare gli altri, per non farli preoccupare o per non fare brutta figura.

Tratteniamo noi stessi, la nostra essenza, la nostra vita, ciò che siamo.


Perché tratteniamo?

Spesso, dietro alla tendenza a trattenere tutto (e tutti) c’è la paura della solitudine, dell’abbandono. Si trattiene perché si ha paura del vuoto, di quel vuoto interiore che fa male e ci fa sentire non voluti, non amati; allora tratteniamo dentro tutto ciò che potrebbe allontanare le persone, emozioni in primis, e ci facciamo del male.

Possiamo capire che siamo mossi da queste paure se, ad esempio, ci troviamo in relazioni che non ci soddisfano, che ci limitano nel nostro essere, ma che abbiamo paura di lasciare proprio per paura di rimanere soli.

Oppure possiamo evitare accuratamente di intraprendere relazioni più intime, in modo da non "rischiare" di essere lasciati e abbandonati.

Altre volte avvicinarsi alla solitudine e al vuoto genera l'ansia di sentirsi impotenti e in balia degli eventi. Allora aggrapparci alla nostra capacità di trattenere le emozioni può diventare un appiglio che, però diventa pericoloso in quanto falsa soluzione.

Che conseguenze ha trattenere?

Trattenere le proprie emozioni, a lungo andare, può fare ammalare.

È stato rilevato che chi reprime i propri impulsi emotivi è meno abile nella soluzione di compiti mentali e ha più difficoltà a ricordare i dettagli di esperienze emotivamente significative. E nel lungo termine, la tendenza a sopprimere le emozioni sembra legata a maggior pessimismo e tendenza alla depressione e a una minore capacità di stringere amicizia. Ci sono poi effetti di tipo fisiologico. Un esperimento della Stanford University ha dimostrato che, di fronte alla visione di immagini repellenti, nei soggetti a cui era stato chiesto di mantenere il volto impassibile si era scatenata una violenta reazione di stress. E un altro studio, indagando su persone colpite da infarto, avrebbe individuato un rischio di morte cinque volte più alto nei soggetti con una propensione alle emozioni negative e alla loro repressione.


Oltre ad avere un effetto negativo sull’equilibrio psicofisico, reprimere le emozioni può compromettere le relazioni interpersonali. Faccio sempre l’esempio della rabbia repressa vista come una pentola a pressione: se non ha lo “sfiato” esplode.

Ma anche le emozioni belle, se sono represse, possono avere delle conseguenze negative: l’amore provato che non si esprime, la gioia che si reprime per evitare di sembrare troppo entusiasta, la creatività tenuta in fondo al cassetto per paura di essere giudicato/a o non compreso/a, ecc.


La paura di esprimersi porta a non vivere la vita, a restare nascosti, a non emergere, a non sbocciare, a non uscire allo scoperto, a non essere mai se stessi.


Cosa posso fare per non trattenere?

Non esistono ricette o pozioni magiche.

Per non trattenere le proprie emozioni e se stessi quello che si può fare è iniziare con l’accettarsi e l’amarsi. Con il capire che non c’è niente di sbagliato.

Si può, ad esempio, accogliere la rabbia per capire cosa ci sta comunicando.

Si può lasciare andare una persona accogliendo il dono che la sua assenza ci può offrire.

Si può piangere e alleggerire la tristezza che abita il nostro cuore.

Si possono lasciare andare le emozioni, non trattenerle, perché hanno qualcosa da dirci su noi stessi.

Si può abbracciare, sorridere, accarezzare e donarsi al mondo.

Non tratteniamo Noi Stessi: permettiamoci di far emergere quel lato di noi che teniamo così segreto e, magari, scopriremo che non siamo soli.




Autrice dell'articolo: Dottoressa Psicologa Psicoterapeuta Sandra Vannucchi

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